Disarmo nucleare e non proliferazione, due facce della stessa medaglia

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Nuclear Abolition News | IPS
Jayantha Dhanapala *

KANDY, SRI LANKA (IPS) - L’unico approccio normativo possibile sul tema delle armi nucleari è una loro eliminazione totale e universale, strettamente monitorata: un processo che non può essere condotto in modo graduale, ma solo negoziando una Convenzione sulle armi nucleari, come raccomandato dal Segretario generale delle Nazioni Unite.

Oggi ci sono speranze di riconciliazione dopo il matrimonio fallito tra disarmo nucleare e non proliferazione. Sia il presidente Usa Barack Obama che quello russo Dimitri Medvedev hanno ribadito il loro appoggio all’ideale di un mondo libero dalle armi nucleari. Forse ci stiamo avviando verso una nuova era di “de-proliferazione”, verso un’inversione di rotta sia per quanto riguarda la diffusione degli armamenti che rispetto al loro perpetuarsi e alla loro continua crescita.

Il concetto di “proliferazione” delle armi nucleari ha due diverse dimensioni: orizzontale (diffusione geografica) e verticale (miglioramento degli arsenali già esistenti). Gli stati dotati di armi nucleari (NWS, dall’acronimo inglese), sostenuti dai paesi Nato e da altri stati, da tempo sottolineano l’importanza di impedire la prima dimensione, ma al contempo continuano a sostenere la seconda.

Ecco come funziona. Gli NWS si dicono allarmati per la possibilità, reale o immaginaria, della comparsa di nuovi stati nucleari. Quindi, si impegnano in sforzi disperati (come l’invasione illegale dell’Iraq) per impedire che ciò accada, e intensificano i controlli contro la proliferazione orizzontale. Questa artificiosa minaccia esterna serve agli NWS per “modernizzare” i propri arsenali nucleari, rinviando a tempo indefinito il disarmo.

Una nuova dimensione è il possibile accesso alle armi nucleari da parte dei gruppi terroristici. Pur essendo una minaccia terribilmente reale, è un’altra forma di proliferazione che gli NWS hanno usato per distogliere l’attenzione dalle armi nucleari in loro possesso che, ovviamente, non hanno valore militare nella lotta contro il terrorismo. Il tema fondamentale è che le armi nucleari sono in sostanza pericolose nelle mani di chiunque.

Questa divisione di responsabilità tra stati non dotati e stati dotati di armi nucleari è dannosa anche perché maschera una realtà in cui disarmo e non proliferazione sono due facce della stessa medaglia. Devono essere processi paralleli che si rafforzano a vicenda.

La comparsa di armi nucleari nel XX secolo, armi di distruzione di massa più devastanti e terribili che mai, con effetti ecologici e genetici di vastissima portata, ha segnato un punto di svolta per l’umanità. Da qui, la loro eliminazione o controllo è diventata una priorità per l’Onu e la comunità internazionale.

I trattati bilaterali tra i due principali NWS (Usa e Russia, dotati secondo le stime del 95 per cento di queste armi) e i trattati multilaterali che proibiscono i test nucleari (come il Trattato per il divieto assoluto di test nucleari, CTBT) e la proliferazione (Trattato di non proliferazione nucleare, TNP), sono intesi a regolamentare la loro proliferazione verticale e orizzontale, così come i trattati sulle zone libere da armi nucleari sottoscritti dagli stati non dotati di armi nucleari (NNWS).

Secondo il SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute), oggi ci sarebbero oltre 23.300 testate nucleari al mondo, mentre Usa, Russia, Gran Bretagna, Francia, Cina, India, Pakistan e Israele deterrebbero nell’insieme 8.392 testate pronte per essere lanciate nel giro di pochi minuti.

La struttura normativa su ogni tipo di arma ha due aspetti diversi: il primo, cercare di imporre una forma di divieto universale per le armi disumane o che rappresentino una minaccia per la sicurezza collettiva; il secondo, una forma di controllo in termini quantitativi, per evitare la comparsa di nuovi detentori.

Grazie a diversi trattati multilaterali, si è riuscito a dichiarare illegali a livello mondiale le armi chimiche o biologiche, le mine terrestri antiuomo, le munizioni a grappolo, armi laser e altre categorie, anche se la loro effettiva attuazione non sempre è verificabile.

L’unico trattato che cerca di unire disarmo e controllo di armi è il TNP, l’accordo sul disarmo più sottoscritto al mondo. Accetta apertamente due categorie di stati firmatari, gli NWS e NNWS.

Gli NWS sono obbligati, in quanto firmatari del trattato, a negoziare la riduzione e l’eliminazione delle proprie armi. Per gli NNWS è invece totalmente proibito acquisire tali armi. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) è autorizzata ad intervenire nei casi di uso pacifico di energia nucleare.

Quanto al tema del controllo, agli NWS viene concesso di mantenere le proprie armi, seppure con le restrizioni stabilite in altri trattati. Ma invece di adempiere ai propri obblighi previsti dal TNP, questi paesi cercano di imporre maggiori restrizioni agli NNWS, come limitare il loro diritto di ritirarsi dal trattato e pretendere nuove condizioni sull’uso pacifico dell’energia nucleare.

La scoperta del programma clandestino di produzione di armi nucleari in Iraq all’inizio degli anni ’90; il ritiro della Corea del Nord dal TNP e i suoi successivi test nucleari; il riconoscimento e rettifica dell’inosservanza della Libia; i forti dubbi su un presunto reattore nucleare della Siria distrutto da Israele e le continue tensioni sul programma nucleare dell’Iran, hanno certamente indebolito il TNP come strumento di non proliferazione.

In questo panorama, solo unificando gli approcci sul disarmo e la non proliferazione il trattato potrà essere salvato. © IPS

* Le opinioni espresse in questo articolo rappresentano unicamente il parere dell'autore.(FINE/2010)

 

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